
3 agosto 2026, un giorno da non dimenticare
In questo mio viaggio nel Salento England, qui in Oxfordshire, sono sempre successe stranissime cose. A volte eventi che faccio ancora fatica a spiegare, altre volte coincidenze che sembrano quasi impossibili.
Sto lavorando attualmente H24, come molti di voi sanno, su un progetto chiamato Puglia. O Apulia.
Certo, sto parlando della mia Regione, quella terra nell’estremo Sud-Est d’Italia.
Ma nel 2022, quando avevo circa 600 gioielli digitali, stavo lavorando anche su un progetto dedicato al Salento, la mia terra dentro la stessa Puglia, con Lecce come capitale. Lecce, quella che io chiamo sempre “l’ultima città d’Italia” quando racconto la mia terra alle persone che incontro qui in Inghilterra.
Che dire.
Tutti quei gioielli digitali, poi, per diversi motivi li ho perduti.
E sono dovuto ripartire da zero.
Anche di questa storia parlerò, in futuro, in altre sezioni.
Perché molti di voi conoscono soltanto una parte di quello che è successo.
La verità completa, invece, non l’ho ancora raccontata.
Di nuovo alla ricerca di diamanti digitali.
In questo 2026 ne ho ritrovati tanti che avevo perduto, ma proprio quello dedicato al Salento non stavo riuscendo a ritrovarlo negli abissi del web.
Lo aveva preso qualche altro squalo.
Il 3 Agosto 2026
Poi arriva il 3 Agosto 2026.
Sono al lavoro, all’Harwell Campus.
Durante il mio break prendo qualche minuto e apro il personal computer che porto praticamente sempre e ovunque con me.
Quel giorno ero nell’area ristorante di Harwell, proprio vicino al Diamond Light Source, una delle strutture scientifiche più impressionanti del Campus.
Ero seduto da solo a un tavolo nel giardino esterno.
Stavo mangiando cose strane, ma anche stranamente buone.
Intorno a me c’era gente proveniente praticamente da ogni parte del mondo.
Ricercatori.
Scienziati.
Fisici.
Ingegneri.
Ingegneri aerospaziali.
Astrofisici.
Esperti di satelliti, spazio, energia, medicina, materiali e tecnologie quantistiche.
Persone che probabilmente lavorano ogni giorno su problemi che io farei fatica anche soltanto a capire.
Cervelli assurdi.
Forse davanti a me c’era qualche futuro premio Nobel.
Forse qualche milionario.
Forse qualche miliardario.
O forse semplicemente persone normalissime capaci di fare cose straordinarie.
Non lo so.
Non sapevo chi fossero.
Sapevo soltanto che ero lì, seduto in mezzo a persone arrivate da tantissime parti del mondo, a pochi passi dal Diamond Light Source, dentro uno dei luoghi scientificamente più incredibili che abbia mai frequentato.
E proprio in quel momento succede una cosa ancora più strana.
Il mio cervello decide di uscire completamente dal pianeta Terra.
Non so per quale motivo.
Non so perché proprio in quel momento.
Ma il cervello — o forse la mente — mi dice di fare una ricerca.
Apro il computer.
Cerco.
Un minuto.
Soltanto un minuto.
E davanti ai miei occhi vedo qualcosa che per qualche secondo faccio fatica perfino a credere.
Quel diamante digitale era nuovamente disponibile.
Lo squalo era sparito.
Lo aveva lasciato libero.
Dopo anni, era di nuovo lì.
Davanti a me.
In quel momento: concentrazione 100%.
Emozione allucinante.
Le mani cominciano a tremare.
Inizio immediatamente le operazioni di riconquista del mio diamante digitale.
Un’operazione che normalmente potrebbe durare trenta secondi.
Io, invece, ho impiegato sette, forse otto minuti.
Per quegli otto minuti mi sono trasformato.
Da Super Mario Groundworker a Super Mario conquistatore di diamanti digitali.
E quando mi trasformo, sinceramente, un po’ di paura ce l’ho.
Perché anche Super Mario, quello vero, non vince sempre tutte le sfide.
Non supera sempre tutti gli ostacoli.
E soprattutto non arriva sempre fino all’ultimo livello.
Quindi controllo tutto.
Ricontrollo.
Ancora una volta.
Non voglio sbagliare assolutamente nulla.
Le mani tremano.
La testa vibra.
Sono carichissimo di energia.
Il livello di concentrazione è talmente alto che, per qualche secondo, penso che possa esplodere perfino il mio computer.
Devo soltanto completare l’operazione.
Un ultimo passaggio.
Un ultimo controllo.
E alla fine…
Ce l’ho fatta.
Fantastico.
Missione completata.
Il diamante digitale era nuovamente mio.
A quel punto sono tornato sul pianeta Terra.
Ho finito tranquillamente il mio pasto — quelle cose strane che, alla fine, erano anche buonissime — e pochi minuti dopo ero di nuovo quello di prima.
Super Mario Groundworker.
Pronto a tornare al mio lavoro.
A fare demolizioni.
A fare la Mac, la mia “Conza”.
A raccogliere quello che c’è da raccogliere, pulire quello che c’è da pulire e cercare di mantenere sempre pulita, ordinata e brillante l’area del cantiere dove sto lavorando.
Dentro UK Research and Innovation — UKRI.
E già questo nome, sinceramente, un po’ mi fa paura.
È troppo potente.
Troppo figo.
Ma io sono lì.
A fare il mio lavoro.
E, nel frattempo, a osservare e studiare tante altre cose.
Pianeti.
Galassie.
Spazio.
Tecnologia.
E tutte quelle cose strane che mi circondano e che, anche quando non le capisco completamente, continuano a farmi venire voglia di capire qualcosa in più.
E oggi posso dirvi, in questo primo editoriale di quella che spero diventi una lunga serie, che quel gioiello digitale legato alla fantastica terra dove sono nato, in Puglia, è nuovamente mio.
Sono molto felice.
Anche se oggi sono impegnatissimo in un progetto regionale molto più complesso, molto più grande e anche molto più impegnativo, la mia terra l’ho ritrovata.
Per me era importantissimo ritrovarla.
Quando perdi un’identità digitale alla quale sei profondamente legato è quasi come se avessi perduto un pezzo del tuo cuore.
Ed è molto difficile andare avanti facendo finta che non sia successo nulla.
Perché parlo sempre di identità digitali
Se oggi ho acquisito competenze in questo specifico settore — anche se molti di voi continuano magari a pensare che io sia uno stupido — è anche perché circa quindici anni fa persi un’altra identità digitale.
In quei tempi non capivo praticamente nulla di informatica, web e di tutte queste cose che oggi approfondisco continuamente.
Da oltre sei anni lo faccio qui in Inghilterra.
Ma la passione è cominciata circa quindici anni fa.
Proprio da quella perdita.
Da quel problema nacque la curiosità.
La voglia di approfondire.
Capire.
Studiare.
Informarmi.
E soprattutto cercare di non commettere più gli stessi errori.
Molti di voi forse non sanno ancora cosa sia veramente un’identità digitale.
Non sanno cosa si possa fare.
Non sanno cosa si possa costruire intorno ad essa.
Se io parlo continuamente di queste cose è perché un’identità digitale possiede un valore intrinseco.
Non so se sapete esattamente cosa significhi “valore intrinseco”, ma praticamente qualsiasi cosa può avere un proprio valore intrinseco.
Poi quel valore dipende anche da come la lavori, da quanto la lavori, da quello che costruisci intorno a quel nome e dalla capacità che hai di trasformarlo in qualcosa di reale.
Il valore intrinseco non ve lo spiego adesso.
Ma ora voglio parlarvi di qualcosa che potrebbe essere interessante.
Non lo so.
Poi magari sarete voi a farmelo sapere.
Il nome Salento sul web è molto inflazionato.
Salento, però, ha alcuni segreti che non tutti conoscono.
E uno importante posso cominciare a raccontarvelo già adesso, anche per farvi capire perché, per me, quel diamante digitale perduto legato al Salento era così importante.
Pensate alla Puglia.
La Regione di cui mi sto occupando oggi.
La mia Regione in Italia.
In Italiano il suo nome è Puglia.
In Inglese diventa Apulia.
I Tedeschi, invece, la chiamano Apulien.
I Francesi la chiamano Pouilles.
I Portoghesi, e più in generale chi parla Portoghese, la chiamano Apúlia, con quella bellissima “ú” accentata.
Chi parla Olandese, invece, la chiama Apulië e la scrive con quella “ë” con i due puntini sopra.
Ma non finisce qui.
Gli Spagnoli la chiamano Apulia.
Anche in Polacco il suo nome è Apulia.
I Cechi cambiano ancora leggermente il suono e la chiamano Apulie.
In Slovacco ritorna Apúlia, ancora una volta con la “ú” accentata.
In Rumeno potete ritrovare il nome Apulia.
Poi continuiamo a viaggiare e cominciano a cambiare perfino gli alfabeti.
In Russo la mia Puglia diventa Апулия.
In Greco diventa Απουλία.
In Croato la chiamano Apulija.
In Sloveno ancora Apulija.
E anche in Serbo, scritto con caratteri latini, ritroviamo Apulija, mentre in cirillico diventa Апулија.
Se andiamo verso l’Ucraina troviamo ancora un’altra forma: Апулія.
Poi possiamo andare ancora più lontano.
In Cina il nome viene reso come 普利亚.
In Giappone trovate プーリア.
In Corea viene scritto 풀리아.
Insomma, avete capito?
La mia Regione è sempre la stessa.
La terra è sempre quella.
Il mare è sempre quello.
Gli ulivi sono sempre quelli.
Il sole è sempre quello.
Ma appena iniziamo a viaggiare nel mondo, il suo nome cambia.
Puglia. Apulia. Apulien. Pouilles. Apúlia. Apulië. Apulie. Apulija. Апулия. Απουλία. 普利亚. プーリア. 풀리아.
Nomi diversi.
Lingue diverse.
Alfabeti completamente diversi.
Eppure stiamo sempre parlando della stessa meravigliosa terra.
La Puglia.
Ma adesso arriva il bello.
Anzi, adesso arriva ciò che, almeno per me, è davvero allucinante e molto interessante.
Per me che sono un cittadino salentino nel mondo e che, durante questo strano viaggio, qualche volta mi ritrovo anche a fare il netturbino.
Perché con il nome Salento succede qualcosa di molto, molto particolare.
Abbiamo appena fatto il giro del mondo con la Puglia.
Puglia. Apulia. Apulien. Pouilles. Apúlia. Apulië. Apulija…
Cambiano le lingue.
Cambiano i suoni.
Cambiano persino gli alfabeti.
Poi arriva lui.
Salento.
E Salento resta Salento.
Non cambia.
Puoi portarlo in giro per il mondo, ma quel nome continua a essere lui.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui, per me, ritrovare quella sua identità digitale era così importante.
Perché non ho ritrovato semplicemente un indirizzo sul web.
Ho ritrovato un nome che può attraversare il mondo senza perdere la propria identità.
Salento è già una parola internazionale.
È breve. È riconoscibile. Appartiene a una terra precisa. E quando supera un confine continua, quasi sempre, a chiamarsi nello stesso modo.
Nel mondo digitale, per me, questo ha un valore enorme.
Un’identità digitale non è soltanto qualcosa che si registra.
È qualcosa che puoi costruire.
Puoi darle contenuti, immagini, storie, territori, Comuni, persone, strutture, esperienze, tradizioni, sapori e cultura.
Puoi lavorarci per anni.
Puoi farla crescere.
Puoi provare a portarla sempre più lontano.
Ma prima di chiudere questo primo editoriale voglio lasciarvi ancora una piccola curiosità.
Perché anche il nome Salento, nel mondo, nasconde un’altra storia.
Molto lontano dalla mia terra esiste qualcosa che porta lo stesso nome.
Non vi dirò dove.
Non oggi.
Ci sarà tempo anche per questo.
E sinceramente sono felicissimo di poter iniziare questa nuova serie con una notizia che, almeno per me, è semplicemente strabiliante.
Dopo averlo perduto, dopo averlo cercato e dopo aver pensato per tanto tempo che forse non sarebbe più tornato…
Questo 3 Agosto 2026, durante una pausa di lavoro qui in Oxfordshire, che io chiamo Salento England, in pochi minuti è successo qualcosa che aspettavo da anni.
Ho ritrovato una parte della mia terra.
Il resto della storia ve lo racconterò più avanti.
Per oggi mi basta poter scrivere queste parole.
Grazie Gesù.