
Benvenuti in Oxfordshire
Benvenuti in Oxfordshire, una terra che, dal 2020, è diventata la mia seconda casa.
Anche qui sto costruendo un progetto in continua evoluzione. Come per altri territori, ho scelto di investire in proprietà digitali territoriali con l’obiettivo di contribuire, attraverso il web, alla valorizzazione dell’identità di questa contea straordinaria.
La sfida, però, è diversa da molte altre. Oxfordshire possiede già un marchio territoriale conosciuto in tutto il mondo. Il mio obiettivo non è promuovere ciò che è già famoso, ma raccontare il territorio attraverso l’esperienza di chi lo vive ogni giorno, cercando di osservare ciò che spesso passa inosservato.
Prima di arrivare in Inghilterra conoscevo Oxford, come probabilmente milioni di persone nel mondo. Dopotutto, Oxford è uno di quei nomi che sembrano appartenere al patrimonio culturale dell’umanità. Ma, se devo essere sincero, non avevo mai sentito parlare di Oxfordshire.
La mia destinazione, nel 2020, era Didcot, un nome che mi affascinava ancora prima di arrivare. Nella mia immaginazione sembrava quasi il nome di un marchio più che quello di una cittadina inglese.
Quando arrivai in quello che, scherzosamente, chiamavo il Pianeta Inghilterra, iniziai a vedere il nome Oxfordshire ovunque. Compariva sui cartelli stradali, nei documenti, nei servizi pubblici e nella vita quotidiana. Giorno dopo giorno compresi che non indicava semplicemente un territorio amministrativo, ma una comunità, una storia e un’identità.
Con il passare dei giorni iniziai a vedere Oxford con occhi diversi. Per me divenne quello che Lecce ha sempre rappresentato nella mia terra d’origine: una città capace di identificare e raccontare un intero territorio.
Fu proprio in quel periodo che iniziai a definire questa parte dell’Inghilterra con un nome tutto mio: Salento England.
Non era semplicemente un’espressione curiosa. Era il modo più naturale che trovai per descrivere le sensazioni che provavo vivendo in questa contea. Qui ritrovavo lo stesso legame con il territorio, la tranquillità, il senso di comunità e quella qualità della vita che, in modi diversi, mi ricordavano la mia terra.
Da quel momento, Salento England è diventato per me molto più di una semplice definizione. È diventato un modo di osservare Oxfordshire, creando un ponte ideale tra due territori che, pur essendo lontani geograficamente, hanno saputo trasmettermi emozioni sorprendentemente simili.
Sono arrivato qui come operaio nei cantieri edili, senza alcuna esperienza in quel settore. All’inizio lavoravo al fianco dei bricklayers, i muratori, imparando un mestiere completamente nuovo. Ogni giornata rappresentava una scoperta.
Persino il linguaggio del cantiere era diverso. La malta che preparavo per i muratori viene chiamata muck, pronunciata “Mac”. La prima volta rimasi sorpreso: il mio pensiero andò subito ai computer Mac della Apple. Poco dopo iniziai a familiarizzare anche con il termine bricks, i mattoni, una parola che fino ad allora non aveva mai fatto parte della mia quotidianità.
Ma, mentre imparavo un nuovo lavoro, osservavo qualcosa di ancora più importante.
In Italia avevo sentito tante persone dire: “Quest’anno vado in vacanza a Londra.” Raramente qualcuno diceva: “Vado in vacanza in Inghilterra.” Era come se un’intera nazione venisse identificata esclusivamente con la sua capitale.
Eppure l’Inghilterra è molto di più. È fatta di contee, villaggi, paesaggi, persone e comunità che meritano di essere conosciute e raccontate.
Fu allora che iniziai a guardare Oxfordshire con occhi diversi. Senza rendermene conto, stavo iniziando un percorso che, alcuni anni dopo, sarebbe diventato questo progetto.
La scoperta di una nuova vita.
Oxfordshire, per me, ha rappresentato la scoperta di una nuova vita.
Quando arrivai a Didcot mi avevano trovato una camera al secondo e ultimo piano di un piccolo edificio al 65 di Broadway, la via principale della città. Era una stanza con il tetto spiovente. Quella stanza diventò il mio rifugio, il mio piccolo bunker, il luogo dove ogni sera riflettevo sulla giornata appena trascorsa e immaginavo quella successiva.
La mia prima vera università in Inghilterra, però, non è stata Oxford.
È stato il Sainsbury’s dell’Orchard Centre.
Mi bastava attraversare la strada e, dopo circa duecento metri, entravo in un supermercato enorme. Lì ho iniziato a osservare le persone, i prodotti, la comunicazione, l’organizzazione, il modo di vivere degli inglesi e di una società profondamente internazionale. È proprio tra quegli scaffali che ho iniziato a comprendere molte delle dinamiche che, ancora oggi, influenzano il mio modo di lavorare e di osservare il mondo.
Didcot è stato un impatto straordinario. Per me è stato come atterrare su un nuovo pianeta, appartenente a un’altra galassia.
Contemporaneamente, il mio primo cantiere si trovava a Chalgrove Meadow, dove ho iniziato a lavorare per Miller Homes, una delle aziende più conosciute del settore. Lì ho trascorso circa undici mesi della mia esperienza lavorativa.
Chalgrove rappresentava quasi l’opposto di Didcot. Se Didcot era dinamica e in continua crescita, Chalgrove era un piccolo villaggio, raccolto, tranquillo e incredibilmente affascinante. Anche lì ho vissuto per circa nove mesi, imparando a conoscere un’altra anima dell’Oxfordshire.
In questa contea ho incontrato persone provenienti da ogni parte del pianeta. Nei cantieri ho lavorato accanto a uomini e donne di culture, lingue e tradizioni completamente diverse. È stata una delle esperienze umane più importanti della mia vita. Gli italiani che lavorano nei cantieri inglesi sono relativamente pochi e, proprio per questo, la mia storia è stata spesso motivo di curiosità. Ma questo è un racconto che approfondirò nel mio libro.
Anche affrontando questo progetto territoriale sento una grande responsabilità interiore.
La Puglia è la terra dove sono nato e dove ho vissuto i primi quarant’anni della mia vita.
L’Oxfordshire, invece, è la terra in cui alcune circostanze della vita mi hanno portato e che, giorno dopo giorno, mi ha accolto come una seconda casa.
Questa contea mi ha restituito serenità. Mi ha fatto riscoprire una forza che non sapevo di possedere. La forza fisica, imparando un mestiere che non avevo mai svolto prima, lavorando nei cantieri. Ma soprattutto la forza mentale: quella di guardare oltre, di immaginare nuovi progetti e di costruire una visione capace di unire territori, persone ed esperienze.
Da cinque anni vivo qui e sento il desiderio di restituire qualcosa a questa terra, mettendo a disposizione le competenze e le conoscenze maturate nel mio percorso professionale.
Allo stesso tempo, so di avere ancora tantissimo da imparare.
Qui si trova una delle università più prestigiose e conosciute del mondo. Ogni giorno Oxfordshire accoglie studenti, ricercatori e professionisti provenienti da ogni continente, rendendo questa contea un luogo in cui tradizione, innovazione e multiculturalità convivono in modo naturale.
Forse è proprio questo il motivo per cui ho scelto di costruire questo progetto: perché Oxfordshire non rappresenta soltanto un territorio. Rappresenta un luogo capace di ispirare, di insegnare e di creare connessioni tra persone provenienti da ogni parte del mondo.
Il significato del simbolo Oxfordshire
Ogni territorio possiede un’identità.
Ogni progetto ha bisogno di un simbolo capace di rappresentarne la visione.
Il marchio Oxfordshire nasce proprio con questo obiettivo: non essere soltanto un logo, ma raccontare il significato di un territorio attraverso una forma semplice, essenziale ed elegante.
La sua forma circolare richiama immediatamente il concetto di Mondo. Un territorio, oggi, non può più essere considerato isolato. Ogni luogo dialoga con persone, culture, imprese e comunità provenienti da ogni parte del pianeta. Oxfordshire è profondamente radicata nella propria storia, ma allo stesso tempo rappresenta una delle contee più internazionali del Regno Unito.
La forma del simbolo richiama anche la lettera O, iniziale di Oxfordshire, ma suggerisce allo stesso tempo il concetto di One: una sola identità, una sola visione, un unico ecosistema territoriale in cui persone, esperienze e opportunità convivono e si rafforzano reciprocamente.
L’apertura nella parte inferiore del cerchio non rappresenta un limite, ma una scelta. Simboleggia un territorio aperto al dialogo, all’innovazione, alla collaborazione e alle nuove idee.
La linea argentata posta alla base richiama un orizzonte. È il punto d’incontro tra il passato e il futuro, tra la tradizione e l’innovazione, tra l’esperienza personale e la costruzione di nuove opportunità.
Anche la scelta dei colori racconta una filosofia precisa.
L’argento richiama innovazione, equilibrio ed eleganza.
Il grigio platino rappresenta solidità, affidabilità e continuità.
L’antracite esprime carattere, profondità e autorevolezza.
Il bianco, infine, rappresenta trasparenza, semplicità e apertura.
Più che un marchio grafico, questo simbolo rappresenta una visione.
Una visione che considera Oxfordshire non soltanto come una contea inglese, ma come un ecosistema territoriale capace di creare connessioni tra il locale e il globale, tra le persone e i luoghi, tra le esperienze vissute e quelle che devono ancora essere costruite.
Per il momento non posso raccontare tutto ciò che riguarda questo progetto. Molte idee sono ancora in fase di sviluppo e altre prenderanno forma nel tempo. Quello che posso promettere è che continuerò a condividere questo percorso, aggiornandovi passo dopo passo sull’evoluzione di Oxfordshire.
I nostri hanno una direziOne.
La perfeziOne.
MarketingSalento.com
Ogni territorio racconta una storia diversa.
Oxfordshire rappresenta la scoperta di una nuova vita, una seconda casa e una nuova prospettiva sul mondo.
Ma ogni viaggio ha anche un punto di partenza. Per comprendere davvero questa visione, ti invito a scoprire la Puglia, la terra dove tutto è iniziato.
Puglia e Oxfordshire sono due territori lontani, ma nella mia esperienza personale sono diventati due capitoli della stessa storia.